Tra un mese circa saranno ben 15 anni che lavoro quasi esclusivamente da casa, per quanto riguarda la mia attività informatica. Mi è capitato e mi capita tutt’ora di recarmi in ufficio per qualche ora o di fare vista a dei clienti nelle loro sedi, ma la per maggior parte del tempo, svolgo la mia professione tra le mura domestiche.
Ho lo studio col PC a 3 metri dalla camera da letto, e ci sono diverse piccole abitudini che mi posso permettere grazie alla libertà di movimento che mi sono conquistato : il caffè con la moka al mattino alle 10, proprio quando comincia Deejay Chiama Italia su Radio Deejay, i due passi post pranzo con le mie playlist di Spotify, la visita a mia mamma, il giretto in bici o a piedi per portare un po’ a spasso i pensieri quando mi accorgo che ho bisogno di una pausa.
Sono contento di essermi messo nella condizione di poter alternare nel corso delle giornate i momenti di dedizione al mestiere informatico a quelli dedicati alle altre faccende (musicali, casalinghe, personali), ottimizzando tempo ed energie per dedicarmi con profitto a tutto ciò che devo e voglio fare.
Gestire questa flessibilità richiede però una certa dose di autodisciplina che qualche volta viene meno, così ogni tanto perdo il filo, spreco tempo prezioso, progetto troppo e faccio troppo poco, o viceversa, e finisce come diceva Fibra : “Più sogni e meno fai, più fai e meno sogni. Prima lo si impara, poi Pa pa para para pa pa para'.
Ma va bene così. Magari non sarà proprio la vita che sognavo da bambino, ma spesso ci trovo una discreta somiglianza.
