C’è questo modo di dire molto diffuso che accompagna solitamente degli episodi della propria gioventù. Se ne racconta uno, tipo, che so, “ti ricordi quando eri malato e restavi a casa da scuola e potevi vederti in sequenza tutti i cartoni animati e i telefilm della mattina ? Che bello che era !”, e poi si sospira e si chiude con “Eravamo felici e non lo sapevamo”.
Probabilmente eravamo spensierati e rilassati come lo può essere un adolescente che si sta godendo una mattinata inaspettatamente senza scuola, niente di più, niente di meno.
Secondo me non ha senso fare un paragone tra i se stessi di oggi e quelli dei tempi delle medie o delle superiori, la percezione della felicità o della serenità di un adulto non sarà mai la stessa di quella di un ragazzino. Eppure, in qualche momento di nostalgia, proprio questo facciamo, e così ci pare di non esserci goduti i momenti sereni e scanzonati della nostra giovinezza, ed arriva il rimpianto per non aver gioito abbastanza.
Secondo me non è così, o almeno, quasi mai.
Nella maggior parte dei casi eravamo felici e lo sapevamo benissimo.
