Secondo me (ormai da anni) non si dovrebbe più fare l’errore di riunire sotto la stessa etichetta generica di “DJ” la superstar alla David Guetta o Afrojack (o Charlotte de Witte, visto che se ne parla in questi giorni), quello da megaeventi e da festival, filmato in continuazione dai fan nelle prime file, ed il disc-jockey “normale”, quello che “suona” per platee decisamente più contenute a livello numerico, quello che si, vede tanti smartphone accesi in pista, ma di sicuro non sono puntati verso di lui.
Sono proprio due Mondi diversi.
Quelli che superano il confine, grazie alla loro bravura, non solo tecnica ma anche di marketing, ed entrano nel gotha, da lì in poi secondo me non possono più essere considerati come professionisti che fanno lo stesso mestiere di chi a quel livello non è ancora arrivato.
Quelli dei DJ superstar non sono DJ SET. Sono ESIBIZIONI.
Riguardo a questo genere di performance molti tirano in ballo la questione etica (sull’utilizzo dei premixati e sull’entità dei cachet, ad esempio) ma io credo che questi mega show non si possano valutare con lo stesso metro di giudizio che si usa per i classici DJ SET.
Perché sono un’altra cosa.
