In queste ultime settimane mi sono ritrovato ad occuparmi dello svuotamento del capannone di mio papà, pieno zeppo di attrezzature delle quali nemmeno conoscevo il nome tecnico, di un mare di roba da cercare di piazzare e altra da buttare, di ferro, ruote, trapani, chiodi, viti e bulloni.
Ho fatto del mio meglio, come cerco di fare sempre, ma è stata un’impresa davvero faticosa, soprattutto a livello mentale, perché avevo a che fare con un mondo a me totalmente sconosciuto, ed infatti ci ho messo una vita, anche perché ovviamente non era l’unica cosa che avevo da fare.
Però, ora lo posso dire, anche questa è andata, e pure a questo giro ho imparato qualcosa.
Magari per alcuni sono cose scontate, ma ecco cosa mi è rimasto.
Che quando ci si deve adoperare per faccende riguardo alle quali non siamo competenti è meglio farsi aiutare da chi se ne intende maggiormente.
Che sentirsi inadeguati per certi compiti non è un dramma, ognuno di noi ha degli scenari nei quali si muove più agevolmente e altri nei quali arranca, e questo è del tutto normale.
Che ci sono occasioni nelle quali non bisogna pretendere troppo da se stessi.
Ecco, quando scrivo questi post, poi me li rileggo e mi accorgo che possono sembrare quelli di un maestrino che si mette su un piedistallo a elargire perle di saggezza, che vuole insegnare agli altri ad affrontare la vita nel migliore dei modi.
Non è così. Io non insegno nulla. Condivido.
