Autocontrollo

Una sera, in discoteca, era il Maggio del 1993, partecipai ad una serata sponsorizzata dalla casa discografica bresciana MEDIA RECORDS, una delle più prestigiose dell’epoca in ambito dance.
Ad un certo punto della nottata il DJ fece un gioco, annunciando che avrebbe dato un premio al primo che si fosse presentato in console indovinando il titolo del disco che stava per suonare, una roba tipo Sarabanda, per chi se lo ricorda. Mi avvicinai, non facevo ancora il disc-jockey ma sulla dance ero piuttosto preparato, e appena partito il pezzo mi fiondai dal DJ urlandogli il titolo (Era Deep in my heart, dei Clubhouse). Lui, piuttosto stupito della velocità con la quale avevo riconosciuto il brano, mi omaggiò di uno Skuba, un orologio della Swatch che andava molto di moda, ed era un modello in edizione limitata griffato MEDIA RECORDS. Non portavo l’orologio, abitualmente, ma da quel momento iniziai a sfoggiare quel prezioso Skuba come una sorta di trofeo, con un certo orgoglio per il modo nel quale me lo ero aggiudicato.
Potete quindi immaginare il mio disappunto (eufemismo) quando pochi mesi dopo, sotto le armi, durante una marcia, il commilitone che mi stava a fianco con un movimento maldestro lo colpì con la sua carabina (il fucile che portavamo durante le marce) e me lo fece andare in mille pezzi. Ovviamente l’esercitazione continuò come se niente fosse, non è che si ferma una marcia perché ad uno dei partecipanti hanno scassato l’orologio più figo cha avesse mai avuto.
Ecco, questa parte della mia vita, questa piccola parte della mia vita, si può chiamare autocontrollo 😊