Ricordi innevati

Quando ero ragazzino anche qui da noi (che non siamo esattamente in montagna, ma appena a 370 metri) la neve scendeva in quantità importanti. Molto oltre il metro, per capirci. E poi gelava, quindi in certi punti del paese non se ne andava fino a primavera.
Poco fuori dal centro paese c’era un posto con dei terreni in discesa, incolti, che quando ricoperti di neve si potevano tranquillamente usare come piste da sci o affini. Qualcuno, appunto, usava gli sci, altri utilizzavano il bob, alcuni la slitta. Altri ancora si munivano di mezzi di fortuna, tipo i grossi sacchi in nylon da mangime che sulla neve ghiacciata scivolavano che era una meraviglia. Arrivati a fondo discesa, si risaliva con pazienza, e poi si ricominciava, finché non finivano le forze.
Mi ricordo che una volta un nostro amico che aveva un Bar portò, per provarli come bob di fortuna, i cartelloni di metallo dei gelati. Ne appoggiammo uno all’inizio di una di queste discese e partì da solo a velocità supersonica. Non fu mai più ritrovato.
Un pomeriggio io e un mio amico scegliemmo una discesa posizionata tra due file di alberi, e cominciammo a scendere coi sacchi. Discesa dopo discesa si era formata una pista che alla fine rasentava un albero, vicino al quale si era formata una curva alta tipo quelle delle piste degli slittini alle olimpiadi, facendo la quale ad ogni discesa si rischiava il ribaltamento. Dopo diversi giri, avevamo deciso : l’ultimo e poi andiamo a casa. Scesi io, arrivai all’albero a velocità sostenuta, e mi ribaltai, finendo a faccia in giù nella neve. Poi scese lui, e fece la mia stessa fine. Ci ritrovammo vicini, a pancia in giù nella neve, ridendo fino alle lacrime.
Io risi così tanto che ad un certo punto, vuoi per le risate, vuoi per la stanchezza, vuoi per il freddo, persi il controllo della vescica. Allora mi voltai verso il mio amico e gli dissi : “Mi sa che me la sono fatta addosso.”
E lui, continuando a sghignazzare mi rispose : “Anche io”.