WEB NEWS - A Milano la sede italiana di Google,130 dipendenti per pubblicità e imprese
28/01/2012
di Andrea Rinaldi
È nel 2000 che vengono introdotte le versioni di Google nelle prime dieci lingue tra cui quella in italiano. Il resto è storia, ogni applicazione rilasciata dalla società di Larry Page e Sergey Brin ha avuto la sua versione tricolore, la posta Gmail, l’aggregatore di feed rss, YouTube… Oggi Google Italia nella sua sede milanese di corso Europa, a due passi dal Duomo, conta 130 dipendenti, tralasciando le decine e decine di italiani impiegati nei centri esteri, come quello di Zurigo, deputato alla ricerca e sviluppo, o quello di Dublino, il vero cuore di Google in Europa.
A Milano non vi sono server farm, ovvero stanzoni o stabili stipati di server per gestire al meglio sicurezza, database e carichi di lavoro: tutti i data center sono dislocati per il mondo. Quello di cui si occupano a Google Italia in realtà è dare appoggio alla casa madre irlandese fornendo consulenza sulle attività del colosso di Mountain View, prodotti e servizi gratuiti come le mappe, il motore di ricerca e YouTube, ma anche servizi di tipo pubblicitario come «Adwords» per acquistare pubblicità su Google: per acquisire link sponsorizzati evidenziati a destra sulla pagina con i risultati, le ditte interessate devono partecipare ad esempio a un’asta online con parole chiave e per cui ci deve essere pagina web pertinente.
Sarà poi Dublino a occuparsi della vendita. Una parte dei 130 dipendenti italiani si occupa anche di ideare progetti che aiutino potenziali clienti a comprendere e avvicinare i prodotti Google. Per esempio il progetto «Doodle for Google» che invitava gli alunni delle scuole medie italiane a creare versioni modificate del logo legate ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Oppure il servizio lamiaimpresaonline.it, che supporta i titolari di piccole e medie imprese nello sbarco sul web.
I ragazzi che lavorano a Google Italia hanno le più disparate lauree: ci sono ingegneri, filosofi, laureati in economia e lettere antiche, fisici addirittura, «il punto non è la formazione di base, ma l’attitudine a una grande curiosità, l’attenzione a mantenere sguardo aperto, una grande passione per quello che si fa e onestamente una buona conoscenza delle lingue, insomma un occhio potenzialmente internazionale — dice Simona Panzeri, direttrice comunicazione e public affairs — per ora le figure più ricercate sono di tipo tecnico, in grado di relazionarsi con gli sviluppatori». L’ambiente non è ingessato, ma non significa che non sia serio «girano immagini di nostri uffici con aree relax e la percezione che siano un parco giochi, in realtà non è così».
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