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.. 01/10/2008Italiani e Internet, una partita ancora tutta da giocare
A cura di Piero Macrì
Saremo il paese dei telefonini, ma per quanto riguarda Internet, siamo un Paese ancora in mezzo al guado, che non ha ancora risolto il rapporto tra vecchia e nuova comunicazione. I rapporti delle imprese con i clienti, i rapporti della pubblica amministrazione con i cittadini, l'utilizzo intelligente della rete per cambiare le relazioni, combattere la burocrazia e, perché no, rendere più interessante il modo di scandire i nostri ritmi quotidiani così come riuscire a identificare un accesso alle informazioni in un rapporto più equo e democratico. Tutto questo da noi esiste a uno stadio evolutivo elementare. . .
Un esercizio utile per comprendere le differenze che esistono nei confronti di quei paesi che si servono di Internet in modo intensivo ed estensivo, Stati Uniti innanzitutto, sia dare un'occhiata ai siti di giornali, televisioni, radio, ma anche aziende, pubbliche amministrazioni, centri di studi e ricerche e confrontarli con i nostri. Ciò che salta più agli occhi è la familiarità con cui le tecnologie vengono utilizzate, il modo di proporsi, l'estetica, il contenuto e l'ambiezza delle informazioni, la facilità con le quale viene sfruttata la logica di condivisione in stile Web 2.0.
Gli Stati Uniti appaiono un Paese che ha metabolizzato Internet, si nutre di essa e vive con essa. Da noi è un qualcosa che appare molto provvisorio e, soprattutto, la rete è un sistema a senso unico, l'informazione viaggia dall'istituzione al cittadino e non viceversa. Non siamo nemmeno in grado di comunicare e pubblicizzare iniziative importanti che vengono attivate su Internet. Servizi, anche di una certa utilità, vanno a finire nel dimenticatoio, spesso pochi o nessuno ne sono a conoscenza.
Di Internet parliamo tanto, ma rispetto alla sue reali potenzialità, facciamo poco. Internet non può essere unicamente il mezzo per scaricare tutto il digitalizzabile, dalla musica ai film. Può essere e deve essere qualcosa di diverso. Perché questo avvenga deve esserci una cultura e una diffusione di massa delle tecnologie di base, un diverso approccio nelle relazioni tra noi tutti. Deve esistere la volontà di essere trasparenti e mettere a disposizione del pubblico dati e informazioni.
Saremo il paese dei telefonini, ma per quanto riguarda Internet, siamo un Paese ancora in mezzo al guado, che non ha ancora risolto il rapporto tra vecchia e nuova comunicazione. I rapporti delle imprese con i clienti, i rapporti della pubblica amministrazione con i cittadini, l'utilizzo intelligente della rete per cambiare le relazioni, combattere la burocrazia e, perché no, rendere più interessante il modo di scandire i nostri ritmi quotidiani così come riuscire a identificare un accesso alle informazioni in un rapporto più equo e democratico. Tutto questo da noi esiste a uno stadio evolutivo elementare. . .
Un esercizio utile per comprendere le differenze che esistono nei confronti di quei paesi che si servono di Internet in modo intensivo ed estensivo, Stati Uniti innanzitutto, sia dare un'occhiata ai siti di giornali, televisioni, radio, ma anche aziende, pubbliche amministrazioni, centri di studi e ricerche e confrontarli con i nostri. Ciò che salta più agli occhi è la familiarità con cui le tecnologie vengono utilizzate, il modo di proporsi, l'estetica, il contenuto e l'ambiezza delle informazioni, la facilità con le quale viene sfruttata la logica di condivisione in stile Web 2.0.
Gli Stati Uniti appaiono un Paese che ha metabolizzato Internet, si nutre di essa e vive con essa. Da noi è un qualcosa che appare molto provvisorio e, soprattutto, la rete è un sistema a senso unico, l'informazione viaggia dall'istituzione al cittadino e non viceversa. Non siamo nemmeno in grado di comunicare e pubblicizzare iniziative importanti che vengono attivate su Internet. Servizi, anche di una certa utilità, vanno a finire nel dimenticatoio, spesso pochi o nessuno ne sono a conoscenza.
Di Internet parliamo tanto, ma rispetto alla sue reali potenzialità, facciamo poco. Internet non può essere unicamente il mezzo per scaricare tutto il digitalizzabile, dalla musica ai film. Può essere e deve essere qualcosa di diverso. Perché questo avvenga deve esserci una cultura e una diffusione di massa delle tecnologie di base, un diverso approccio nelle relazioni tra noi tutti. Deve esistere la volontà di essere trasparenti e mettere a disposizione del pubblico dati e informazioni.
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