
Ho elaborato un parallelismo tra il tifo calcistico e l’attaccamento viscerale all’animale domestico. Non ho mai provato l’affetto smisurato che molti umani dimostrano nei confronti dei loro canini e/o felini, ma in passato sono stato tifoso sfegatato di una squadra di pallone e benché siano due ambiti decisamente diversi, credo che ci siano delle analogie.
Noi che non abbiamo cani e gatti non possiamo capire fino in fondo i sentimenti di chi li ha e li adora, come chi non è tifoso di calcio non riesce a concepire come sia possibile che le peripezie di 11 giocatori con una divisa sportiva riescano a pilotare per mesi l’umore di migliaia di loro simili.
Perché, in effetti, come si può spiegare l’agitazione prima di una gara che dovranno giocare altri, lo sconforto per la partita persa (o la coppa, io tifavo Juve, fidatevi, ne so qualcosa), la gioia infinita per le partite ed i trofei vinti (idem come prima), gli urlacci dopo i gol, le imprecazioni, il “plurale tifosis” (“andiamo” a Madrid, “giochiamo” in casa, “abbiamo” pareggiato)? Come si spiega tutto ciò? Non si può.
Magari è un po’ presa per i capelli, come similitudine, ma credo renda chiaro un concetto : che per entrambe le categorie vale una regola in fondo molto semplice : come ci si senta veramente, lo sai solo se ci sei dentro.
Sennò non lo puoi capire.