
Ci sono quelli che vivono nel Mondo non reale (gli sportivi di alto livello, le star della musica, del cinema e dello spettacolo in generale, i CEO delle grandi aziende, i politici, e ne dimentico qualcuno ma avrete capito il concetto), e quelli giocano un campionato a parte.
Per tutti gli altri (noi), vige una regola basilare per avere un entrata mensile dignitosa per potersi permettere le spese che comporta la quotidianità in questa fetta di Mondo.
Bisogna imparare a fare qualcosa e poi fare in modo che qualcuno ti paghi per farla, quella cosa. Ci sono molteplici settori ed infinite possibilità. Nel corso del tempo sono cambiati i rapporti lavorativi e sono cambiati i lavori che si possono fare. Molte attività sono sparite, altre sono nate. Ma in estrema sintesi il succo è questo. Ci siamo inventati questa convenzione, che vale praticamente ovunque : c’è uno/a che fornisce un servizio e un altro/a che per quel servizio paga.
In questo processo c’è una variabile che non mancherà mai.
La fatica. Fisica o mentale che sia.
Studiare richiede fatica.
Documentarsi richiede fatica.
Fare pratica richiede fatica.
Diventare bravi richiede fatica.
Lavorare richiede fatica.
Un grosso guaio dei social è che permettono a molti di veicolare un messaggio profondamente sbagliato, e cioè che in qualche modo la si possa sfangare senza la fatica.
Una pletora di personaggi che conoscono la ricetta segreta per fare il cash agevolmente, e se paghi la faranno sapere anche a te. È un messaggio fa molta presa, e l’algoritmo te ne mostrerà a quintali, appena capirà che sei interessato. Ad un certo punto ti sembrerà di essere l’unico babbeo su TikTok e Instagram che ancora lavora per guadagnare.
Ma, per quanto banale possa sembrare, meglio ribadirlo, i social non sono la vita reale.
Non sono nemmeno il male assoluto, sono semplicemente uno strumento, e, come tutti gli strumenti, prima di usarli, bisognerebbe sapere come funzionano, altrimenti diventano loro ad usare te.